La figlia che ho lasciato andare

68 Seiten, Taschenbuch
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Kurzbeschreibung des Verlags

Ci sono decisioni che ci accompagnano per tutta la vita. Alcune nascono dalla paura, altre dall'innocenza, e ce ne sono altre che, anche prese con il cuore, lasciano cicatrici che non guariscono mai del tutto. Ana era troppo piccola quando credeva che rinunciare a sua figlia sarebbe stato un atto d'amore. Le avevano detto che era la cosa giusta da fare, che qualcuno di meglio si sarebbe preso cura di lei, che il tempo avrebbe lenito il dolore della separazione. Ma il tempo non ha guarito. Ha solo messo a tacere, e il silenzio, quando è carico di colpa, diventa un urlo che non smette mai di echeggiare. Per anni, Ana ha vissuto cercando di cancellare quel giorno. Si è sposata, si è costruita una nuova vita e ha imparato a sorridere di nuovo. Ma l'assenza di sua figlia, Emma, non ha mai smesso di pulsare in un angolo oscuro del suo petto. Era una ferita invisibile, un ricordo che aveva imparato a nascondere a tutti, persino a suo marito. Poi, una telefonata ha cambiato tutto. Una telefonata a freddo, in cui le veniva chiesto il DNA per identificare un corpo. Per un attimo, il mondo si fermò. La terra si aprì. Il passato, che aveva cercato di seppellire, tornò con forza brutale. Non era Emma, grazie a Dio. Ma quella chiamata fu l'inizio di qualcosa di ancora più doloroso: la ricerca della verità. Guidata da un investigatore privato, Ana iniziò a dipanare i fili del passato e scoprì l'impensabile: l'uomo che aveva adottato sua figlia era un predatore.